mercoledì 24 giugno 2015

What Matter in Jane Austen? di John Mullan | Recensione

Carissimi Lettori e Amici di Old Friends & New Fancies, 

Parliamo oggi di un interessantissimo saggio che tutti noi appassionati austeniani dovremmo leggere – motivo per cui sarebbe davvero molto interessante che venisse tradotto in italiano. 
Si tratta di What Matters in Jane Austen?: Twenty Crucial Puzzles Solved di John Mullan, un libro in cui, attraverso venti categorie, come indicato nel sottotitolo, vengono analizzate nei minimi dettagli le opere di Jane Austen per scoprirne significati latenti e curiosità trascurate.


SCHEDA LIBRO
Autore: John Mullan
Titolo: What Matters in Jane Austen?
Sottotitolo: Twenty Crucial Puzzles Solved
Casa Editrice: Bloomsbury
Pagine: 352
Data Pubblicazione: 7 giugno 2012
Descrizione: Quali importanti personaggi austeniani non parlano? C'è sesso in Jane Austen? Come si chiamano tra loro i personaggi e perché? Qual è il modo corretto e quello sbagliato di proporre il matrimonio? In What Matters in Jane Austen? John Mullan mostra come meglio apprezzare la vivacità della Austen guardando le affascinanti curiosità e la complessità della sua narrativa. Ponendosi delle domande molto specifiche e rispondendo con dati tratti dai romanzi della scrittrice dello Hampshire, Mullan rivela i più profondi meccanismi della loro grandezza. 
In venti brevi capitoli, ciascuno dei quali esplora una domanda scaturita proprio dalle opere di Jane Austen, Mullan ci illumina sui temi più importanti della sua amatissima narrativa. I lettori scopriranno quando  i personaggi pranzavano o cenavano; in quali negozi facevano i loro acquisti; come i pastori riuscivano a ottenere i migliori vitalizi; l'ereditarietà dei grandi patrimoni. What Matters in Jane Austen? ci ci illustra i rituali e le convenzioni del suo mondo immaginario per rivelarci così i virtuosismi tecnici e l'audacia della scrittrice. Mullan utilizza passaggi significativi dalle lettere della Austen per spiegare episodi dei suoi romanzi: i lettori scopriranno, per esempio, quali romanzi leggeva Jane Austen, con quanto denaro doveva mantenersi e cosa vedeva a teatro.
Scritto con stile brillante e basato sugli studi di un'intera vita, What Matters in Jane Austen? permetterà ai lettori di apprezzare le opere della scrittrice con una maggiore profondità.

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RECENSIONE di LizzyGee
Ma quanti bei dettagli, Madama Austen!


Nessuno scrittore come Jane Austen spinge i suoi estimatori a studiare ciascuna delle sue opere sin nei minimi particolari. Forse dipende dal fatto che a ogni rilettura dei suoi romanzi emergono dettagli che ci erano sfuggiti, o che, a seconda dello spirito con cui leggiamo un'opera, questa ci riveli una nuova delle centomila sfaccettature dei personaggi; ma ogni sfumatura in Jane Austen, con la prosa essenziale e precisa dei suoi due pollici d'avorio, è fondamentale. 

Come ha scritto la nostra amica Tintaglia nella sua recensione su Goodreads:
"Che cosa è importante in Jane Austen?" si chiede John Mullan. E la risposta è "Tutto, sopratutto le minuzie". Perchè niente è lasciato al caso nel mondo letterario della Austen.

John Mullan si pone venti domande su Jane Austen e le sue opere; domande apparentemente banali e trascurabili, sebbene lui le chiami "cruciali". In realtà, quando lui si risponde da solo, analizzando minuziosamente i dettagli, ci rendiamo conto che esse costituiscono davvero venti particolari fondamentali, ma probabilmente, se Mullan si fosse posto altre venti domande, saremmo giunti parimenti alla stessa conclusione, perché in Jane Austen nessuna minuzia è affidata al caso.

Come ad esempio il primo puzzle, che si occupa dell'età dei personaggi austeniani
Jane Austen spesso si premura di specificare l'età non solo dei protagonisti, ma anche di molti personaggi secondari. 
È interessante vedere come in Persuasione un personaggio vanesio come Sir Walter dia una diversa interpretazione dell'età a seconda dell'idea che lui ha delle persone. Mrs. Smith, l'amica di Anne, viene considerata una vecchia, ma in realtà ha solo un anno più della figlia Elizabeth – considerata ancora una bellezza in età da marito – e addirittura qualche anno di meno della scaltra Mrs. Clay, entrambe persone che lui considera giovani.

Mullan ci mette in guardia dal non lasciarci influenzare dalle età degli attori delle trasposizioni cinematografiche e televisive, spesso fuorvianti.
Inoltre Mullan ci fa notare le differenze d'età nelle coppie austeniane. Se reputiamo Brandon molto più vecchio di Marianne, perché la giovane diciassettenne lo puntualizza quando non ha alcuna intenzione di prenderlo in considerazione come corteggiatore, dovremo arrenderci alla realtà che il divario d'età tra Emma e Mr. Knightley è addirittura più ampio.
Jane Austen non si scandalizzava neanche quando la differenza d'età era a favore della moglie, del resto parecchi suoi fratelli sposarono donne più grandi di loro. Tuttavia nei suoi romanzi, se si esclude la maliarda Lady Susan, che finisce con lo sposare il corteggiatore della figlia, l'unica donna che sposa un uomo più giovane di lei è Charlotte Lucas (27 anni contro i 25 di Mr. Collins).
In un altro puzzle Mullan ci fa notare come l'utilizzo dei nomi sia preciso e parsimonioso. Difficilmente conosciamo i nomi di battesimo dei personaggi maschili, e quasi mai perché essi vengono chiamati per nome dalle loro mogli. 
Chiamare in pubblico per nome il proprio marito poteva essere considerato un gesto dispregiativo, tanto che, persino Mrs. Elton, con tutta la sua grossolanità, si limita a chiamare il marito Mr. E. e mai Philip
L'unica donna che chiama costantemente il marito per nome (Charles, uno dei cinque Charles che popolano Persuasione) è Mary Musgrove che, orgogliosa della sua famiglia di provenienza socialmente più elevata di quella del marito (lei è figlia di un baronetto, lui di uno squire), deve puntualizzarlo davanti a tutti.
Sophie Thompson - Mary Musgrove in Persuasion 1995
Tra l'altro, i nomi di battesimo vengono utilizzati come materiale prezioso, pronunciati con parsimonia, giusto per conoscenza. Conosciamo il nome di Darcy, Fitzwilliam, giusto perché lui si firma così sulla lettera a Elizabeth, altrimenti resterebbe un protagonista senza nome di battesimo, come il Colonnello Brandon. Lo stesso nome di Mr. Elton, Philip, precedentemente citato, lo veniamo a sapere perché Emma e Harriet Smith lo vedono scritto su un suo baule, ma esso non viene mai pronunciato ad alta voce per chiamarlo.
Al contrario, Frank Churchill non viene mai chiamato solo Churchill o Mr. Churchill per due motivi differenti. Innanzi tutto lo zio, Mr. Churchill, appunto, è ancora vivo. Inoltre Churchill non è il suo vero cognome, ma un cognome acquisito. Così il giovane utilizza entrambi i nomi, quello di battesimo, Frank, che gli è stato dato dal padre, Mr. Weston, e quello dello zio che lo ha adottato, Churchill. 
Rupert Evans - Frank Churchill in Emma 2009
In Persuasione, quando il Capitano Wentworth chiede che sia Anne a occuparsi di Louisa, citando per ben due volte il suo nome, il lettore moderno vede nell'emozione di Anne la considerazione del capitano per lei. Ma un lettore più attento si accorgerebbe che lui l'ha chiamata per nome per ben due volte, con una familiarità che rivela un affetto mai realmente sopito.
Al contrario, e ancor più efficacemente, Jane Austen omette il nome di Wentworth in qualunque forma quando Anne pensa a lui, chiamandolo "quell'altro" o "uno" (I suoi sentimenti erano ostili verso tutti gli uomini tranne uno), perché il nome è una parola troppo potente.

Questi piccoli esempi che vi ho fornito di parte di due dei crucial puzzle che Mullan si pone e risolve servono a dimostrare quanto sia interessante questo saggio, quanti piccoli nuovi dettagli potremo scoprire leggendolo, per introdurci, se possibile, a una rilettura ancora più illuminata di Jane Austen.

 L'Autore
John Mullan è professore d'Inglese allo University College London. 
È stato capo redattore della serie Lives of the Great Romantics by Their Contemporaries, e redattore associato per l'Oxford Dictionary of National Biography. Presenzia regolarmente programmi radiofonici ed è giornalista letterario, scrive narrativa contemporanea per il Guardian e nel 2009 è stato giudice per il Man Booker Prize. John è specializzato in letteratura del XVIII secolo.

2 commenti:

Gwen1984 ha detto...

Finisce dritto in wishlist <3 sarebbe troppo sperare anche in un'edizione in italiano? Grazie come sempre della segnalazione ;-)

Gabriella Parisi ha detto...

Purtroppo ormai dispero nelle traduzioni scelte con oculatezza, soprattutto perché, nel caso in questione, si tratta di un saggio.
Comunque, visto che leggi in inglese, ti consiglio di leggerlo in originale, perché lo stile è molto fluente e l'argomento è talmente noto per noi Janeites che è impossibile non comprenderlo! :)

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